Al mercato per combattere la discriminazione

Multiculturalismo: al Mercato di Porta Palazzo, a Torino, tra i mille banchi di frutta, carne, pesce e verdura ogni giorno va in scena uno spettacolo quasi teatrale di uomini, donne e popoli del mondo.

La menta viene esposta vicino a pomodori e melanzane, facce di tutti i colori si uniscono, odori mediterranei e orientali solleticano il naso e gli occhi non sanno più dove guardare.

Almeno i miei, di docente, che per la prima volta vive l’esperienza di un mercato con i suoi alunni.  All’apparenza sembra una scelta azzardata portare i ragazzi in mezzo a banchi e bancarelle, tra turisti, commercianti e avventori.

Invece è proprio lì che comincia la vera avventura!

>>> qui il link all’esperienza organizzata da GeeTrips <<<  

A Porta Palazzo

Infatti una guida esperta, cittadino di origine straniera, ha accompagnato i miei alunni in questa particolare gita scolastica. Ciò che spiazza i ragazzi è il racconto diretto dei commercianti, il poter entrare nei negozi, ma anche poter raccontare le loro storie. Facendo esperienza diretta del multiculturalismo capiscono il valore positivo delle migrazioni e potranno comunicare a non considerarle solo emergenze; come spesso ci mostra la TV. Le guide stesse sono migranti e dalle loro parole emergono mille punti di vista diversi e così inizia un vero dialogo tra loro ed i ragazzi.

Io raramente li ho visto così partecipi e interessati. Tanto che, al ritorno a scuola, ma soprattutto a casa, dichiarano di voler tornare a Torino, e Porta Palazzo, con le proprie famiglie. Il progetto Migrantour, in questo modo, offre un percorso interculturale che, tra i multietnici prodotti alimentari e artigianali del mercato, farà toccare attivamente, ai ragazzi, l’importanza del dialogo e dell’incontro tra culture. Così in prima persona scopriranno come per viaggiare non serve solo prender voli intercontinentali, ma si può conoscere l’Asia, l’Africa o il Sud America facendo una passeggiata in un mercato.

Multiculturalismo

Infatti nelle nostre aule scolastiche, nelle mie soprattutto, la presenza di bambini e ragazzi che hanno una storia, diretta o famigliare, di migrazione è un dato tanto numeroso quando importante. La maggioranza di questi studenti è nata e cresciuta in Italia. Sono figli di immigrati, di seconda e terza generazione e da loro hanno assorbito le tradizioni, gli usi e i costumi dei paesi di origine. Visitando i mercati e i quartieri etnici provo a fargli capire che le differenze culturali sono una risorsa, non solo da studiare sul libro di geografia, ma da vivere nel quotidiano.

Vi è mai capitato di fare conteggi statistici su quante religioni, lingue o provenienze ci sono nelle vostre classi ?  A me questi dettagli stupiscono sempre, tanto che spesso conosco nuovi modi di dire ciao, in lingue lontanissime e affascinanti.

Attività in classe

In classe, prima o dopo un’uscita didattica così incentrata sul multiculturalismo, è utile proporre delle attività che mirino al riconoscimento degli stereotipi e della discriminazione. Loro stessi infatti si sono avvicinati al mercato un po’ titubanti e pieni di dubbi.

La nostra società infatti è, purtroppo sempre più spesso, toccata da atteggiamenti discriminatori e pregiudizi attuati nei confronti del “diverso”, qualsiasi esso sia.

Io per iniziare la riflessione faccio vedere questo simpaticissimo video che mostra un gruppo di bambini “non italiani” che sono invece molto Italiani.

A quel punto richiamo i ragazzi a partecipare ad un brainstorming così strutturato:

  • Alla lavagna scrivo solo la parola “multiculturalismo”.
  • Poi chiedo a loro di aggiungere solo altre parole, connesse alla prima, che nascono dalle suggestioni del video.
  • Prendendo spunto dalle loro parole e dall’esperienza a Porta Palazzo propongono un laboratorio creato da Amnesty International che si trova nel fascicolo online “Giochi di ruolo contro la discriminazione”.
Indovina chi viene a cena?

Cercando a pagina 25 e 26 del fascicolo si trova l’attività: “Indovina chi viene a cena ?” Lo scopo di questo mini laboratorio è quello di far riflettere i ragazzi su come gli stereotipi si possono trasformare in pregiudizi, influendo i nostri comportamenti.

Io introduco così l’attività:

Immaginate di essere invitati ad una cena con personaggi famosi. Tre giorni prima dell’avvenimento gli organizzatori vi contattano per organizzare i tavoli. Ognuno  deve decidere con quali persone cenare, scegliendole da una lista: non sappiamo i nomi ma solo la nazionalità o la professione.

I ragazzi non devono sapere che ad ogni persona sarà poi associato un nome di una persona reale. Vedrete che i ragazzi di norma sceglieranno, almeno con i miei alunni è andata così, calciatori e veline!

Ma solo dopo la loro scelta ho rivelato gli abbinamenti tra personaggio e nome reale così che, loro per primi, in maniera sconvolgente, si sono accorti di come alcune loro scelte sono state dettate da posizioni streotipate invece che da una corretta lettura della realtà.

Provate anche voi e fatemi sapere 😉 

Nessuno di loro, infatti, ha scelto Alena Seredova, ma molti hanno inviato al loro tavolo perfetti sconosciuti, talvolta non proprio raccomandabili!

 

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Linda Fiumara

Autore Linda Fiumara

38 anni, insegnante di Scuola Secondaria di primo grado, digital copy, e un sogno: poter correre nei musei come Jules e Jim. Ama fare e disfare le valigie, trova meraviglioso il suono della campanella e il chiacchiericcio nei corridoi. Prova, e spesso ci riesce, a conciliare viaggi e vita scolastica.