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Destagionalizzazione delle gite. Si può?

Le gite scolastiche arrivano spesso con la fine dell’anno scolastico. Sono tanto attese dagli studenti, decisamente meno – a leggere le indagini – dai docenti! 

La gita riguarda da vicino oltre il 50% degli studenti italiani, la maggior parte dei quali si appresta a partire proprio da marzo a maggio.  Questo sembra essere il periodo prediletto per allontanarsi per qualche giorno dalle quattro mura della scuola. In quei mesi si muovono in media 2,7 milioni di studenti pari a un totale di circa 130mila classi, con un giro di affari che supera i 350 milioni di euro

A proposito di “destagionalizzare”…

Controcorrente rispetto a questo dato, la proposta che sempre più spesso viene proposta dalle agenzie di viaggio, dagli enti del turismo e dai collegi dei docenti è quella di destagionalizzare le gite scolastiche.  Infatti per sostenere il turismo locale, ma anche quello delle grandi città d’arte, l’idea è di porre le basi per la gitscolastica distribuita nell’arco di tutto l’anno.

Iquesto modo non si concentra l’offerta solo nella primavera, ma anche in autunno e inverno.

Ogni stagione si adatta ad uscite didattiche per grandi e piccini: si pensi ai bambini della scuola materna che potrebbero visitare le fattorie nel periodo del foliage. Le classi della scuola superiore sarebbero stupite dai centri storici italiani abbelliti dalle luci di Natale. 

Non solo un premio

Da docente sostengo che la gita scolastica non può essere sempre vista solo come “un premio” da concedere alla fine di un anno passato assieme!  Ma può essere, in alcuni casi deve essere, la base della didattica di tutto il percorso scolastico, da settembre a giugno

Quanto sarebbe più facile spiegare Dante, dopo una visita a Firenze svolta nei primi mesi di scuola? O come sarebbe più interessante e vivido insegnare la grande bellezza del risorgimento dopo un photo walk a Milano sulle tracce dei grandi uomini che ne hanno cambiato la storia ?

questo vale per tutte le discipline. I ragazzi sarebbero più appassionati alla storia dell’arte se in autunno potessero vedere “in anteprima” dei quadri che andranno a studiare durante l’anno. Stessa cosa per le scienze: lItalia é costellata di musei con laboratori scientifici e tecnologici che in una giornata di febbraio, per esempio, potrebbero ospitare i ragazzi alla scoperta di qualche esperimento.

La gita come materiale di studio

Da docente penso anche che, in vista del colloquio dell’esame finale, avere del materiale vissuto” dall’inizio dell’anno possa aiutare gli alunni a impostare meglio gli argomenti. Soprattutto quelli con più difficoltà.

La mappa concettuale, la tesina, la relazione non si baserebbero più solo sulla teoria e sui libri ma anche sulle esperienze di vita vissuta e sui luoghi visitati durante la visita d’istruzione

La destagionalizzazione delle gite scolastiche è un grande cambiamento nell’universo scuola, ma sono sicura che porterebbe delle belle possibilità didattiche e di apprendimento

Voi cosa ne pensate? Avete mai organizzato una gita in autunno/invernoRaccontatecelo nei commenti!

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Linda Fiumara

Autore Linda Fiumara

38 anni, insegnante di Scuola Secondaria di primo grado, digital copy, e un sogno: poter correre nei musei come Jules e Jim. Ama fare e disfare le valigie, trova meraviglioso il suono della campanella e il chiacchiericcio nei corridoi. Prova, e spesso ci riesce, a conciliare viaggi e vita scolastica.